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Commozione


Anacronistico il sempre uguale dolore per l’amore perduto.

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Sotto la doccia, in cucina, a letto


La musica!! Intendevo musica, sempre, ovunque e nel cuore risuona come l’eco di un ricordo,

pure nei miei sogni dimora, se potessi crearla, sarebbero sempre sporche della sua creta le mie mani.

James Morrison Broken strings.. puoi suonare con le corde rotte.. ma.. i cocci non tornano

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Il giorno più bello


Dolore, dolore che strappa, che contorce, ti lacera, ti espande le ossa e scuote ogni certezza.

Dolore che ti spoglia, ti toglie la civiltà, ti prende e ti butta in terra, animale come un tempo, nel fato universale.

Dolore che si prende ogni concetto, l’educazione e l’intelletto, dolore che nasce tornando gioia immensa tra le braccia materne.

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Ti condanno a volermi bene


Scegli il luogo, l’ora e il giorno.

La condanna sarà eseguita.

Non c’è appello, la sentenza è chiara: io ti condanno.

Muto, non rispondere, nulla è concesso al cuore,

quando sanguina, le parole si spengono.

Io ti condanno, ora e per sempre.

Che il tuo bene mi ricolmi a dighe aperte.

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Coppia


 

E passa il tempo, scorrendo tra le dita, una tacca in più sul cuore, un nuovo graffio, un’altra cicatrice.

Ridiamo, guardandoci indifferenti, con quel po’ di rancore di cose irrisolte, lasciate andare per non prendersi a coltellate.

Attese disattese, parole lasciate come palloncini al vento che ricadono sul capo come incudini di piombo.

Tirare avanti e raccontarsela, per fare squadra, dirsi che si è meglio, che gli altri fingono, che hanno i loro inganni, i loro sgarbi e noi.. noi niente, siamo forti, perché i sacrifici… sì, quelli, sempre loro.

Tanti pensieri inespressi o vomitati come un fiume che distrugge rovinando il raccolto.

Piccole frasi che come pioggia insidiosa crepano i muri e lasciano le ossa rotte.

Poi, il gelo, il distacco, il troppo per troppo poco, per troppe differenze, dov’è l’intruso? ma è tutto l’intruso, non combacia niente!

Affanni, lacrime segrete, cadere ancora nella rete dell’abbandono.

E passa il tempo, passa sincero lui, mentre noi siamo ancora quei cani che si annusano il sedere.

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Il circo della vita


e come Alice nel Paese delle meraviglie , d’un tratto al morso del biscotto mi ritrovo.. braccia e gambe fuori dagli usci e ciò che mi pareva a mia misura, si restringe, con un senso di soffocamento atroce.

il marinaio, la bambina, il coniglio, il guerriero, tutti i me che insieme si stringono e cercano invano di alzare le mani, con proteste a tutto fiato si ribellano, cantando i moti rivoluzionari.

e sì che partivo bene, come il migliore giostraio errante, coi suoi trucchi immagignifici, le sue illusioni teatrali, i paradossi tutti infiocchettati, ma arriva il mattino che tutto rivela e non c’è granello di polvere che non si appaia nel suo raggio indagatore.

i compartimenti stagni mostrano le crepe e le lacrime copiose passano indenni, rimirando i pavimenti lustri il folletto ride, sguaiatamente e scomposto, col suo alito fetente di carogne maldigerite.

suona in lontananza il carillon dei miei ricordi, portando seco gli ultimi turisti, di questo cuore che non sa stare al proprio battito composto.

signore e signori, vengano, vengano! questo è lo spettacolo della vita!

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Che fine fa il marinaio che salpando se ne va?


Quando il mare chiama, lui risponde ripartendo e lesto slega i bardamenti del focoso destriero.

Salpa senza pensiero, col core che s’alza in gola, per la tema del funesto.

Non è scelta del navigatore quale giorno il suo levare.

Egli semplicemente vive del suo mare.

Buon viaggio marinaio stanco,

non domandarti risposte

cadranno.

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