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Come Safira divenne Lara-I racconti di Lara e Ruben.5-


Il vento soffiando forte spazzava via le sue certezze e passo dopo passo risaliva il declivio, coi capelli neri sbattuti qua e là con violenza dalla corrente.

Teneva stretta al petto la lettera preziosa, mentre lacrime torride scavavano nuovi canali tra le sue gote pallide.

Gli occhi immensi più verdi del bosco, cercavano con foga folle tra gli alberi un segno.

Incespicando si fermò ad un tratto, confusa, incerta, colma di cupo terrore.

Tra gli alberi fitti c’era un tappeto di foglie che attutivano il passo, senza celarlo, rendendo impossibile il rumore, ma certo il proprio passaggio.

Si voltò verso un rimestar di fogliame secco e marcescente.

Non vide anima, ma fu certa di essere osservata.

“Ti prego, non farmi del male..” sussurrò quasi atona.

Nessuno rispose e non ci fu alcun suono di rimando.

Lentamente riprese il cammino, ma un tronco le bloccò il fiato. Eppure, non c’era.

Guardando avanti, si rese conto che non di legno era fatto quel tronco, che palpitava di un ritmo forte.

Sollevò le sguardo per incontrare occhi allegri e divertiti, scuri come caffè caldo, e altrettanto liquidi e intensi.

L’albero umano, che di vegetale aveva in realtà meno di niente, sollevò un sopracciglio folto e ben disegnato.

“Non trovi le parole di fronte a tanto maschio?” , la irrise beffardo.

La voce però, la voce era profonda, nuova eppure la stessa.. gli diede un colpo e lo abbracciò, quasi soffocandolo.

“Sapevo che ci saresti stato, sapevo che non avresti dimenticato!”

Allora lui tenendola saldamente la sollevò facendola roteare, come fosse ancora la bambina di allora, quella scalza monella che lo tempestava di domande impossibili.

“Potevi dubitare mai di me? Chi ti ha insegnato i nomi delle stelle, il ciclo delle stagioni, come cavalcare a pelo o sputare più lontano del garzone di tuo padre?” ,disse tra le risa il ragazzo.

“Tu, tu e sempre tu!! Mi sei mancato o non sai quanto! Non ti posso perdonare la partenza, ma ora siamo ancora insieme.”

Lui la mise giù e la guardò serio: “Non sono partito per mio desiderio, tuo padre mi ha allontanato, così da non starti più accanto e non posso rimanere.”

Safira si sentì soffocare, un gomitolo nel petto, le tempie tempestate da tamburi invisibili.

“Come, ma tu.. tu sei qui, sei tornato, l’avevi promesso. Ora io sono grande, non ti starò più tra i piedi e sarò una buona moglie, imparerò, te lo prometto!”

Il ragazzo guardò in basso, le spalle curve, indeciso sulle parole da usare: ” Safira, io sono tornato, perché dovevo, non potevo rinunciare a questo, non potevo non vederti ancora, ma questo è un addio.”

Safira si abbandono sul suo petto, si era fatto uomo, era forte, era alto, ma ritrovava in lui il ragazzino che aveva tanto amato e ora si sentiva privata di tutto.

“Rock, io ho vissuto questi anni sapendo di riunirci un giorno. Verrò ovunque andrai, non preoccuparti, l’avevo preventivato.”

Lui le carezzò i capelli corvini, più morbidi e lucenti di quanto ricordasse, e sospirò con disperazione.

“Quando tuo padre mi ha mandato a stare da quel suo amico al Nord, c’era un patto tra loro: Io sarei stato istruito come un Signore, ma la mia vita sarebbe appartenuta a lui, in cambio. Io sono un bastardo, non decido della mia vita, tuo padre era il mio tutore e mi ha ceduto. Ora, io devo sposare la figlia di Lord Crow o ne va della mia vita.”

Safira pianse con singhiozzi che la squassarono e Rock la strinse forte, incurante della veste bagnata.

Le baciò il capo implorandola di calmarsi. Poi, le catturò la bocca, famelico e disperato e Safira ritrovò ogni cosa, la strada di casa, l’emozione nuova, ma attesa, un fuoco di viscere e brividi ardenti. Non si sarebbero lasciati così, non potevano.

In quel bosco intricato, due cuori infranti cercarono di unirsi.

Fuggirono insieme, provando ad avere un futuro al di là dei doveri decisi da altri, ma il destino era in disaccordo.

Il padre di Safira mandò una legione di uomini a scovare in ogni anfratto per ritrovare quella figlia preziosa.

Safira riprese il suo ruolo accanto al padre, ma soprattutto l’addestramento e Rock fu cacciato dallo Stato e non ne seppe più niente.

Quando Safira fece il Giuramento, molto in anticipo rispetto alla norma, prese come nome di battaglia Lara, come il nome che Rock sognava per una figlia che non avrebbero mai avuto.

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11 commenti su “Come Safira divenne Lara-I racconti di Lara e Ruben.5-

  1. Safira ci piaci! Donna, coraggio, forza e tanto cuore a scegliere quel nome… siamo già appassionate alla tua storia! Aveva dubbi l’autrice? ;-). Bella la tua fantasia! buon tutto amiciaaa.
    ps: ho finito di ingombrare, per oggi 😀 miaoooo

  2. AmorA sono qui oggi che programo un po’ di post che andrano pubblicati in questi giorni nei qualli sono in modalita’ stand by 🙂
    Ovviamente nn potevo non passare da te…sono indietro molto nell leggere i tuoi pensieri ma tu sai che io tornero’ e dedichero’ alle tue parole tutto il tempo che meritano.
    Cmq ho letto questo post…
    …tu sai cosa potrei commentare.
    Percio’ ti dico solo che nn e’ triste…e’ forte.
    Ti abbraccio tesoro…tvb e mi manchi assai.

    • Tesora mia, stavo venendo a cercarti! Non preoccuparti dei post che viaggiano sempre, più o meno deliranti.. ecco, se però, sì tu sai che mi trovi, ok? qualsiasi cosa, sì? Mi manchi anche tu! Non voglio importunarti, ti do qualche giorno e poi se non so niente di te, ti cerco, questo è certo!
      Sono tanto felice che mi hai scritto, tanto.
      Lara è strong, molto strong, e giustamente combatte, vedremo..
      A me le Lara piace che si possano riscattare 😉
      Ti abbraccio stretta stretta senza lasciarti il fiato, poi però ti faccio respirare!
      TVB

  3. Liù scusa! non rattristarti, è un racconto che si inserisce in un contesto lungo “I racconti di Lara e Ruben”, che sto raccogliendo nella pagina apposita. L’ho scritto per dare un’ombra del passato di Lara 😉 Sempre io per i buoni sentimenti!
    Ti abbraccio anch’io, ma forte My Friend!!

  4. Mica è giusto che mi fai leggere questo bellissimo racconto e poi nel finale mi fai restare come un baccalà 😆 !! Troppo triste,almeno nella fantasia facciamo vincere i buoni sentimenti 😦
    ti abbraccio Felina:)
    liù

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