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Donna martire, senza ambizione d’esserlo


Ridi di me, dai spogliati!

Mostrati con le tue incertezze,

dammi lo schiaffo sprezzante,

ferisci il mio interesse,

così ch’io non voglia più,

così ch’io non sia donna!

Lascia me nel grigio mare,

lascia me nel buio del mondo,

che nessuno mi veda,

che nessuno sappia,

che sono tua solo,

per tuo possesso.

Non sono la figlia,

nemmeno la madre,

sono la voce taciuta,

dal volto coperto,

per non farti tema,

né ambir tuo lo scettro.

Sono la donna sepolta,

la donna battuta,

la donna immolata

al potere bruto,

canto l’amore di vita,

di speranza mi nutro.

Non più un volto celato,

ma terra a riempir la bocca,

la carne abbandona le ossa,

mentre il mondo mi ricopre,

ma io resto nella coscienza

a cantar le mie passioni.

Fui donna in fasce

di fasce vestuta,

con sogni di brace

dal padre venduta,

ho mosso la pace

tra i campi di sangue.

Ascolta questa vita

e fanne tesoro,

ricorda le parole

conserva il perdono

e libera l’amore

dal male in uomo.

Ho letto un articolo riguardante  l’ennesima morte di donna afghana, giovane poetessa in incognito, mi ha molto turbato questa situazione disumana che a tratti già conoscevo. Vi segnalo l’articolo  di Maria G. Di Rienzo. Leggetelo.

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